BRUINO - Maxi truffa a risparmiatori, società e professionisti: tre arresti, tra cui un bruinese

| Secondo le indagini della Guardia di Finanza i profitti della frode venivano fatti confluire su conti correnti nazionali, inglesi, elvetici e bulgari, per farne perdere le tracce e utilizzati per garantire agli associati una vita agiata

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BRUINO - Maxi truffa a risparmiatori, società e professionisti: tre arresti, tra cui un bruinese
Sono tre le persone arrestate dalla Guardia di Finanza di Torino, una di queste di Bruino,responsabili di aver ideato e gestito un’associazione per delinquere transnazionale finalizzata alla truffa aggravata, all’abusiva attività finanziaria, all’abusiva attività di raccolta del risparmio e all’autoriciclaggio. Venti le perquisizioni eseguite in Piemonte e Lombardia e circa un centinaio i militari impiegati. Sequestrati conti correnti, auto e quote societarie.

Le custodie cautelari, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torino, sono giunte al termine di un’articolata indagine condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria del capoluogo piemontese e coordinata dal Procuratore Aggiunto, dott. Marco Gianoglio e dal Pubblico Ministero, dott. Enzo Bucarelli.

L’associazione criminale, costituita e organizzata da tre pluripregiudicati, con la partecipazione di cinque affiliati e coadiuvata da ulteriori quattro soggetti implicati in singole truffe, era attiva almeno dal 2012 ed è risultata responsabile di un’ingente frode che ha causato alle vittime un danno patrimoniale di oltre 2 milioni e 700 mila euro.

I destinatari della custodia cautelare, Massimiliano SALERNO, il padre Giancarlo (il bruinese) e lo zio Antonio Francesco, per il perseguimento degli obiettivi criminosi, si avvalevano di società italiane (BANCA DEGLI AFFARI INTERNAZIONALI S.r.l. e GRUPPO BCI S.r.l.), inglesi (SMP MERCHANT Ltd ed SMP SOCIETE MERCHANT PRIVEE Ltd) e bulgare (BAI MERCHANT EOOD), apparentemente deputate all’intermediazione finanziaria, al rilascio di garanzie e alla collocazione di strumenti di investimento, ma, di fatto, prive delle previste autorizzazioni di legge.

Gli affiliati avevano il compito, a vario titolo, di adescare clienti e investitori, di convincerli circa la genuinità, la remuneratività e la legalità delle loro proposte di investimento, nonché di curarne i relativi aspetti economici, finanziari e burocratici.

Tra gli associati anche un avvocato cassazionista milanese che partecipava alle attività delinquenziali in qualità di consulente e intermediario tra i promotori dell’associazione e le vittime della frode, percependo cospicui compensi.

Il sistema criminoso prevedeva vari schemi fraudolenti, conseguiti mediante la commissione di ulteriori reati. Tra questi, l’emissione di false fideiussioni, la raccolta del risparmio mediante sottoscrizione di fondi privati inesistenti e truffe immobiliari.

Tra i destinatari delle false fideiussioni compaiono importanti società lombarde che avevano richiesto le garanzie a beneficio di enti pubblici, nell’ambito di gare d’appalto per servizi di smaltimento rifiuti o di gestione di discariche.

Le vittime dell’abusiva attività di raccolta del risparmio erano, invece, liberi professionisti, imprenditori ma anche famiglie e pensionati, indotti alla sottoscrizione di fondi privati inesistenti, dietro la promessa di rendimenti compresi tra il 7% ed il 9% annuo dei capitali investiti. Le somme bonificate dagli investitori non venivano collocate in alcun prodotto finanziario, ma utilizzate per proseguire la truffa a danno di ulteriori soggetti – coinvolti anche grazie al passaparola – sfruttando il noto meccanismo dello schema “Ponzi”. Infatti, alle vittime venivano corrisposte solo le prime quote degli interessi e mai restituiti i capitali investiti.

I capi del sodalizio erano dei veri professionisti della truffa gravati da numerosi precedenti penali e di polizia. Già più volte sottoposti a regime carcerario, due di loro, in passato, sono fuggiti all’estero per sottrarsi a un’Ordinanza di custodia cautelare, mentre uno è attualmente affidato in prova ai servizi sociali.

Particolarmente eleganti nel vestire, viaggiavano a bordo di auto di lusso e allocavano i propri uffici presso prestigiosi stabili ubicati nel centro di Torino, tra i quali, in ultimo, il “Palazzo Priotti” di corso Vittorio Emanuele II e la “Galleria Tirrena” di via Arsenale.

Gli indagati trasferivano, frequentemente, le sedi dei propri uffici al fine di eludere le indagini e sottrarsi alle richieste avanzate dalle proprie vittime. Dotati di notevoli capacità di persuasione, riuscivano a raccogliere i capitali investiti dai risparmiatori talvolta anche “sulla fiducia”, ovvero, in assenza di qualsivoglia scrittura atta a comprovarne l’investimento. Curavano nei minimi dettagli il proprio sito internet e il materiale pubblicitario e contrattuale dei loro falsi prodotti finanziari.

I Finanzieri hanno accertato che i profitti della frode venivano fatti confluire su conti correnti nazionali, inglesi, elvetici e bulgari, per farne perdere le tracce e utilizzati per garantire agli associati e ai propri familiari una vita particolarmente agiata. Parte dei proventi delle truffe veniva autoriciclata in attività economiche di ulteriori società riferibili agli indagati.

Allo stato, non è possibile escludere la presenza di ulteriori vittime della frode che possono segnalare alla Guardia di Finanza il danno subito.

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