Pochi giorni fa Alessandro Avenati era andato in Croazia, a casa della ex compagna Nima Kuluz, per riportare in Italia suo figlio Cesare, così come stabilito anche dalla giustizia croata. Ma l'assenza dello psicologo e dell'interprete hanno fatto saltare tutto. Oggi, 30 giugno, i genitori del bambino sono tornati a parlare, rimarcando ognuno la volontà di tenere con sè il bimbo.

«Mio figlio sta crescendo dove ci rispettano, - scrive la donna in una lunga lettera - dove può essere amato dalla propria madre e continuare ad avere l'affetto dei nonni e delle zie che dalla nascita lo amano e lo adorano, e non di babysitter, centri sociali e psicologi. Qui suo padre, se vuole e spero vivamente di sì per mio figlio, può venire quando vuole come avrebbe potuto fare sempre se non avesse iniziato questa guerra. Non si tratti mio figlio come un oggetto».

Avenati ha invece invocato l'aiuto del Governo: «La giustizia dice che deve vivere in Italia, chiedo solo di poter fare da padre a quel figlio che all'improvviso, sei anni fa, mi è stato portato via. Non sono io che sono scappato. Avevo già programmato le vacanze con lui e l'avevo anche iscritto a scuola per settembre - racconta -, io non sono un mostro, per mio figlio ho scelto le migliori scuole. Rivolgo quindi un appello allo Stato italiano, al governo e in particolare al ministro degli Esteri, Angelino Alfano - sono le parole di Avenati – che non mi lascino solo proprio adesso»

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