In ufficio, anche ieri, a tenere aperta la segreteria e a mettere in ordine i conti dell’associazione. Per Ottavio Signorino, però, il 7 gennaio non è stato proprio un giorno di inizio anno come gli altri: è il suo compleanno e le candeline da spegnere, questa volta, sono 90. A ricordarglielo con una festa a sorpresa i soci dell’Auser, che hanno voluto festeggiare il traguardo riunendo per l’occasione amici e colleghi.

Nato a Messina nel 1932 e arrivato a Torino appena quattordicenne, Ottavio Signorino è entrato giovanissimo in Fiat. Prima come operaio in officina durante il giorno e studente sui banchi delle scuole serali. Poi, con il diploma da disegnatore in tasca, come “quadro” al Centro Ricerche di Orbassano, fino alla pensione. A Rivalta – parole sue – ha trovato il luogo ideale dove stabilirsi e dove ancora oggi vivono i suoi famigliari. E qui nel 2015 è stato uno dei fondatori dell’Auser rivaltese. Un impegno e una dedizione verso gli altri che da quel momento non ha mai abbandonato. Sempre presente nella sede di via Balma, tre giorni la settimana, in qualità di “battitore libero” e factotum.

«Sapevamo che quest’anno il compleanno era di quelli importanti – raccontano i volontari di Auser – ma sapevamo anche della timidezza del nostro amico Ottavio, perciò fino all’ultimo siamo rimasti in dubbio se festeggiare in grande stile o limitarci a una bicchierata tra noi». A rompere gli indugi è stata la figlia di Ottavio Signorino. «Da quando papà ha deciso di fare il volontario è ringiovanito – dice – mi piacerebbe organizzare qualcosa per i suoi 90 anni». Detto fatto, e la macchina organizzativa si è messa in moto: «da fine dicembre abbiamo iniziato a lavorare per regalargli un bel momento di festa». Una sorpresa che ha colto nel segno, perché Ottavio Signorino tutto si aspettava fuorché una festa in piena regola con tanto di torta “griffata” Auser e candeline da spegnere. «Sono cose che fanno bene al cuore, proprio come essere volontari, perché quando regali un po’ del tuo tempo agli altri capisci veramente di che cosa hanno bisogno le persone e impari che anche un piccolo gesto può significare tanto».

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