L’idea della costruzione di un ospedale unico sembra essere stata scartata: i nosocomi già esistenti di Moncalieri, Carmagnola e Chieri avranno in supporto un ulteriore struttura ospedaliera e alcune strutture quali due “ospedali di comunità” e sette “case di comunità”, di dimensioni e posizione rapportate al numero di abitanti. E' quanto ha fatto intendere il nuovo direttore generale dell’Asl To5, Angelo Pescarmona, all'incontro con i sindaci del territorio.

L’idea relativa alla creazione di due call center utili a indirizzare i cittadini verso la struttura più consona al loro bisogno testimonia la volontà di ramificare i servizi; la questione più urgente posta in primo piano dai sindaci è quella relativa alla zona di costruzione del nuovo ospedale: tra Vadò e Villastellone è spuntata l’idea Cambiano, dal momento che tra le due prime ipotesi i motivi di titubanza sono numerosi. Per quanto riguarda Vadò, zona definita sicura dagli studi del politecnico, sono sorti dei dubbi sul tema idrogeologico, mentre parlando di Villastellone la questione riguarda l’inquinamento del sottosuolo: insomma, l’ipotesi Cambiano si fa sempre più viva.

Come ha spiegato Pescarmona, la nuova struttura ospedaliera non andrà a sostituire le altre, anzi ne fungerà da supporto: l’obiettivo è infatti quello di proiettare il fabbisogno dei ricoveri dei residenti dall’attuale 35% al 50%. Per quanto riguarda i costi delle operazioni, parlando degli ospedali di comunità, poli sanitari con circa venti posti letto l’uno, ci si aggira sui 2,5 milioni di euro, mentre per le case di comunità si prevede circa un milione in meno.

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