Paolo, nome di fantasia, è un ragazzo di 15 anni che presenta una forma grave di autismo. Ha difficoltà a mettersi in contatto con l’altro e spesso reagisce con atteggiamenti di angoscia e chiusura, non di rado con manifestazioni auto aggressive e provocatorie, quando non si trova in situazioni e contesti ben conosciuti e prevedibili. Il suo grado di sviluppo è pari a quello di un bambino di 3 anni e l’anno passato ha frequentato la terza media a Trofarello. "Il preside dell’istituto - dice l'Anffas, associazione che si occupa di ragazzi con gravi handicap -,  nonostante il parere negativo di esperti e la richiesta della madre affinché rimanesse in terza media anche l’anno successivo, lo ha “licenziato”, quindi promosso, pur non avendogli fatto sostenere l’esame di Stato".

“Mio figlio - denuncia la mamma - non sa leggere e non sa scrivere. Mi sono sempre prodigata con numerose terapie affinché la sua situazione migliorasse. Ma arrivato in terza media ci siamo accorti che non era pronto per fare il salto successivo al liceo. Così ho chiesto al dirigente scolastico dell’istituto che venisse fermato un altro anno alle medie. Rimanere in un ambiente conosciuto, circondato da volti noti, è una condizione fondamentale per il benessere psicofisico del ragazzo. I cambiamenti, infatti, richiedono un certo tempo per essere metabolizzati ed accettati e comportano un notevole costo emotivo che può compromettere in modo significativo il suo benessere. Così - prosegue la donna - dopo aver richiesto il parere di diversi esperti, ho chiesto alla scuola se sarebbe potuto rimanere in terza media un altro anno.  In un primo momento hanno accettato, poi qualcosa è andato storto”.
Il giorno dell’inizio degli scritti, infatti, la mamma viene contattata dall’istituto. “Mi è stato chiesto come mai mio figlio non si fosse presentato agli esami, per me è stata una doccia fredda. E nonostante nemmeno in un secondo momento sia andato a sostenere l’esame, il preside ha deciso di promuoverlo lo stesso”.
Il motivo? “Non lo volevano più in quella scuola, mi sono sentita cacciata dall’istituzione scolastica” spiega la donna. Così Paolo, senza neppure aver frequentato l’esame, è stato ritenuto idoneo a frequentare il liceo. Ha cambiato scuola e il nuovo istituto, non essendo stato avvertito per tempo, non ha potuto neppure garantirgli il percorso di inserimento graduale e oggi non gli sono state neppure assegnate le ore di educativa richieste". Dalla scuola ribattono: "Il collegio docenti ha ritenuto idoneo il ragazzo a sostenere gli esami di terza media, rapportati alla sua situazione. E' stata la madre a non volerlo portare. Noi abbiamo rilasciato un certificato ad hoc con il quale poteva iscriverlo in qualunque scuola superiore. Avevamo già trattenuto il ragazzo un anno in più del dovuto, non lo abbiamo abbandonato".. 
 

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