Gli ospedali del Piemonte riaprono parzialmente le porte alle visite dei familiari ai pazienti. Il Dirmei ha inviato a tutte le aziende sanitarie delle linee guida da applicare per consentire l’incontro tra ricoverati in particolari criticità cliniche o psicologiche e i loro congiunti e per l’assistenza alle donne che debbano partorire. «Superare l’isolamento estremo dei pazienti in ospedale - osserva l’assessore regionale Luigi Icardi - anche se solo per una parte selezionata di malati, risponde alla necessità di reintrodurre un elemento di naturale umanità, augurandoci che possa trattarsi di un primo passo verso il graduale ritorno alla normalità».

A valutare quando per un paziente, covid o non covid, sia opportuno, dato lo stadio della sua malattia, incontrare un membro della propria famiglia sarà un’equipe multidisciplinare di reparto composta da medico, infermiere e psicologo clinico. La presenza di quest’ultimo è giudicato fondamentale nel caso dei malati covid-19 e dei loro parenti. Nel caso dell’accesso a un reparto Covid, per un congiunto le condizioni indispensabili sono l’assenza di sintomatologia riferibile a una possibile infezione da coronavirus e l’esecuzione, presso la struttura ospedaliera, di un tampone rapido, che ovviamente deve essere negativo. Il documento adottato dal Dirmei prescrive le modalità perché d’ora in poi anche le donne durante il travaglio e il parto possano essere assistite da una persona di loro fiducia.

«L'isolamento in ospedale – dice Emilpaolo Manno, direttore del Dirmei – costituisce una condizione inedita, con la quale si devono confrontare i pazienti, i loro congiunti, ma anche gli operatori sanitari, spesso costretti a giocare ruoli per i quali non sono sufficientemente preparati. E' opinione comune che il recupero, sia pure parziale, della socialità e degli affetti da parte di pazienti clinici, possa concorrere a un miglioramento della loro condizione. In tutto questo, non dobbiamo dimenticare la primaria esigenza di mantenere un rigido controllo sulle possibilità di trasmissione del virus. Le nostre linee guida cercano di coniugare queste due necessità».

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