BRUINO - Sabato 20 giugno alle ore 17, presso la Libreria Belleville di Bruino, sarà presentata la mostra fotografica “Stranieri per chi?”, un progetto dedicato al tema dell’integrazione culturale e dello scambio tra persone di origini diverse, raccontato attraverso un linguaggio universale: il cibo. La mostra resterà visitabile per due settimane.
L’iniziativa nasce da un’idea di Alberto Bertone, Matteo Bertolino e Omar Viara e propone un percorso visivo che mette al centro persone italiane e straniere, ritratte con una lavagnetta tra le mani sulla quale compare, nella lingua madre o in italiano, il nome del piatto che più amano o che richiama un momento importante della loro vita. Un gesto semplice, ma capace di restituire storie, ricordi, identità e appartenenze.
Il titolo della mostra, “Stranieri per chi?”, è già una domanda che invita a riflettere. Chi è davvero straniero in una società costruita ogni giorno da incontri, relazioni, scambi culturali e contaminazioni? Il progetto parte proprio da questa domanda per proporre uno sguardo diverso sul tema dell’integrazione: non come concetto astratto o slogan, ma come esperienza concreta, fatta di volti, racconti e condivisione. La fotografia diventa così uno strumento di ascolto e di riconoscimento reciproco, capace di dare visibilità a percorsi di vita spesso poco raccontati.
Il cibo è il filo conduttore dell’intero progetto perché rappresenta uno degli elementi più immediati e profondi dell’esperienza umana. Mangiare non è soltanto una necessità: significa appartenere a una famiglia, a una cultura, a un territorio; significa ricordare, tramandare, incontrare. Ogni piatto scelto dai partecipanti diventa quindi una chiave di accesso alla loro storia personale, ma anche un ponte verso chi osserva. Attraverso queste immagini, il pubblico è invitato a riconoscere che dietro ogni abitudine alimentare si nascondono memorie, affetti, tradizioni e percorsi di vita che meritano di essere ascoltati.
Il progetto vuole sottolineare come il cibo possa essere un potente elemento di unione e condivisione, capace di favorire il dialogo tra culture differenti. In questo senso, la mostra non si limita a esporre fotografie, ma costruisce un racconto collettivo che invita a superare stereotipi e distanze. Ogni ritratto mostra una persona, ma allo stesso tempo racconta una comunità, un incontro, una possibilità di convivenza.
Tra gli esempi più significativi di scambio culturale attraverso il cibo c’è il Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo, che riunisce cucine e tradizioni di Cina, Eritrea, Israele, Italia, Marocco, Palestina, Russia, Tunisia e Ucraina, mostrando come un piatto possa diventare un luogo di incontro, dialogo e pace. È un esempio concreto di come la cucina possa trasformarsi in spazio di relazione e di riconoscimento reciproco, proprio come accade nel progetto fotografico presentato a Bruino.
Un altro riferimento simbolico del progetto è la bagna cauda, piatto tipico piemontese che richiama a sua volta un intreccio di influenze culturali e commerciali. Pur essendo profondamente radicata nella tradizione locale, essa testimonia come anche la cucina più identitaria sia il risultato di scambi con altri territori. Questo esempio mostra in modo efficace il senso del progetto: nessuna cultura è chiusa in sé stessa, perché ogni tradizione è il frutto di incontri, contaminazioni e continui passaggi di significato.
La realizzazione del progetto ha coinvolto diverse realtà e sensibilità del territorio, con l’obiettivo di ampliare il numero dei partecipanti e rendere il lavoro ancora più rappresentativo della pluralità culturale presente nella comunità. Accanto ai fotografi, hanno contribuito persone, associazioni e contatti del territorio che hanno favorito la costruzione di un racconto inclusivo e condiviso. La mostra nasce quindi come risultato di un percorso corale, in cui la dimensione artistica si intreccia con quella sociale.
Le fotografie sono state selezionate tra i ritratti realizzati per rappresentare in modo efficace la varietà delle storie coinvolte. Ogni immagine è pensata per mettere in relazione la persona, il suo sguardo e il piatto che ha scelto, creando un equilibrio tra immediata leggibilità visiva e profondità narrativa. Il risultato è un insieme di volti e parole che compongono un mosaico di identità, appartenenze e ricordi.
La mostra vuole anche essere un’occasione per riflettere sul ruolo della fotografia come strumento civile. In un tempo in cui il tema dell’integrazione viene spesso affrontato in termini semplificati o conflittuali, “Stranieri per chi?” propone invece una narrazione fondata sull’umanità, sull’ascolto e sulla relazione. La fotografia, in questo contesto, non documenta soltanto: avvicina, interpreta e restituisce valore alle persone ritratte.
Il progetto guarda inoltre oltre Bruino. La sua struttura è pensata anche per poter essere presentata in altri comuni, arricchendosi di nuovi sguardi e di nuove partecipazioni. Ogni eventuale ampliamento potrà coinvolgere altri fotografi e altre comunità, mantenendo intatta l’idea di fondo: raccontare la multiculturalità attraverso ciò che ci accomuna, e cioè il bisogno di condividere una memoria, un gusto, un’esperienza.
L’appuntamento con la mostra “Stranieri per chi?” è dunque per sabato 20 giugno alle ore 17 presso la Libreria Belleville di Bruino. L’esposizione resterà aperta al pubblico per due settimane.


