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MIRAFIORI - Sono stati diffusi oggi, 6 ottobre 2026, i dati relativi alla produzione nei primi 9 mesi del 2026 di Stellantis. I numeri confermano, spiegano dal sindacato Fim Cisl, una ripresa dei volumi rispetto all’anno nero registrato nel 2025, con un incremento complessivo del +28,3%. Nello specifico, sono state prodotte 340.745 unità tra autovetture e veicoli commerciali, rispetto alle 265.490 unità dello stesso periodo del 2025. La produzione di autovetture registra un aumento del +36,7%, raggiungendo 206.945 unità, mentre quella dei veicoli commerciali recupera la leggera flessione del 1° semestre e attesta una crescita rispetto al 2025 del 17,3% con 133.800 unità. L’unico stabilimento di assemblaggio di autovetture che segna un dato negativo rispetto al 2025 è Cassino. La situazione nel sito laziale si sta sempre più aggravando con una perdita del 37,1%.

«Nelle auto, le nuove produzioni di Jeep Compass a Melfi e la 500 ibrida a Mirafiori, insieme alla buona tenuta della Fiat Panda, hanno contribuito alla crescita produttiva, recuperando le perdite registrate nel 2025, anche se non si è ritornati ai volumi degli anni precedenti, né a quelli del 2024. Pertanto le crescite più significative riguardano gli stabilimenti di assemblaggio auto di Mirafiori (+151,1%), Melfi (+77,2%). Sul piano occupazionale per il 2026, ad esclusione degli stabilimenti di Cassino, Pomigliano e Mirafiori, si prevede un calo dell'uso degli ammortizzatori sociali» scrivono in una nota ad hoc da Fim Cisl.

Nei primi nove mesi del 2026, a Mirafiori sono state prodotte 46.323 unità (+151,1%), rispetto alle 18.450 unità rilevate nel 2025. La totalità dei volumi dello stabilimento torinese, sono rappresentati dalle due versioni della nuova 500: full-electric e la ibrida. Il debutto produttivo della 500 ibrida rappresenta un risultato concreto delle azioni sindacali messe in campo per il mantenimento della missione produttiva di Mirafiori. Ha permesso di invertire il trend negativo determinato dalla contrazione dei volumi della 500 elettrica. Grazie all'incremento della produzione, a febbraio sono state inserite 600 nuove risorse e da marzo 2026, è partito il secondo turno lavorativo, avviando così il graduale superamento della cassa integrazione. La situazione nel 3° trimestre ha però subito un rallentamento, anche per i fermi produttivi causati dalla mancanza di materiale. La situazione è in peggioramento visto la richiesta nel mese di ottobre di due settimane di Cassa Integrazione. «E’ evidente che il target di Stellantis per il 2026 non sarà raggiunto e analizzando l’attuale produzione è probabile che ci si attesti intorno alle 60.000 unità.Data la situazione è evidente che lo stabilimento torinese non può sostenersi basandosi su un unico modello, la 500, pensiamo sia indispensabile assegnare una seconda vettura - sottolineano da Fim Cisl - Nel 2027, è previsto l’arrivo di una 500 elettrica equipaggiata con batterie Stellantis, mentre nel 2030 debutterà la nuova generazione della 500e. Il Ceo di Stellantis ha comunicato che sarà una piattaforma multi-energy e avrà diverse forme e come se fossero più modelli. Nell’unità produttiva “Preassembly & Logistic Unit” (ex mascherine) sono circa 200 i lavoratori coinvolti ancora nel contratto di solidarietà fino al 14 febbraio 2027».

«Il piano industriale presentato da Stellantis segna senza dubbio un cambio di passo rispetto alla gestione dell’epoca Tavares. Tuttavia, rimangono ancora diversi nodi da sciogliere, soprattutto per quanto riguarda le garanzie occupazionali e le prospettive future dello stabilimento di Cassino - dichiara il segretario Generale Fim-Cisl Ferdinando Uliano - Il destino del sito resta infatti strettamente connesso alle decisioni che verranno assunte sui piani industriali di Maserati e Alfa Romeo. Altrettanto problematica è la situazione di Termoli e il rafforzamento necessario delle attività produttive di Mirafiori. Per Mirafiori abbiamo ribadito con forza la necessità di superare l’attuale configurazione monoprodotto, affiancando alla produzione esistente un nuovo modello».

«La situazione dell’automotive non può essere risolta facendo affidamento soltanto su interventi normativi. Serve una vera politica industriale europea, capace di sostenere la transizione attraverso un piano espansivo, finanziato anche mediante nuovo debito comune e attraverso la creazione di un Fondo europeo dotato di risorse paragonabili a quelle messe in campo con il Next Generation EU. A questo devono aggiungersi incentivi adeguati e una strategia industriale chiara e di lungo periodo - conclude Ferdinando Uliano - Il piano europeo deve accompagnare la trasformazione del settore tenendo insieme i tre aspetti fondamentali della transizione: la sostenibilità ambientale, quella sociale e la tutela dell’occupazione. È proprio sulla base di queste considerazioni che la FIM-CISL ha aderito alla mobilitazione europea del 5 febbraio 2026 a Bruxelles e conferma la propria disponibilità a tornare in piazza, con ancora maggiore determinazione, qualora fosse necessario. Anche il Governo italiano è chiamato a svolgere un ruolo concreto. Occorre mettere a disposizione risorse adeguate per sostenere e rilanciare l’intero settore automotive e tutta la filiera dell’indotto, superando la scelta che ha portato alla riduzione del Fondo destinato al comparto dell’auto».