NICHELINO - Sono almeno una decina le scuole a Torino e in provincia, interessate da proteste, tentativi di occupazioni e assemblee studentesche. Al centro delle manifestazioni ci sono temi attualissimi come il diritto allo studio garantito, i finanziamenti alle scuole, un no secco a politiche di guerra, le condizioni degli edifici in cui si fa lezione e il costo dei libri di testo, una spesa sempre più difficile da sostenere per molte famiglie.
Momenti di tensione si sono vissuti nei giorni scorsi anche all'Istituto d'istruzione superiore Erasmo da Rotterdam a Nichelino, dove ha fatto molto discutere il lancio di un petardo che ha sfiorato la dirigente scolastica, Brunella Buscemi. «Non si tratta di una vacanza, ma di una protesta seria per far valere i nostri diritti» è il messaggio che arriva dagli studenti, che puntano a un momento di confronto sulle condizioni degli istituti e sulle esigenze della comunità scolastica.
All'assemblea studentesca ha partecipato l'assessore alle politiche giovanili Fiodor Verzola. «In questi giorni sto seguendo personalmente le proteste delle nuove generazioni che, dalla Francia all’Italia e fino a Nichelino, stanno investendo il mondo della scuola. Un moto di protesta animato da ragioni sacrosante, rivendicate attraverso metodi e linguaggi comunicativi propri della loro età. Come al solito, si è scatenata l’onda del paternalismo tossico, attraverso quel becero atteggiamento giudicante che cerca di sminuire e umiliare le loro ragioni, riproponendo il solito mantra della violenza, dell’inconsapevolezza e dell’incapacità di ragionamento - ha scritto sui social Verzola - Proprio in questo contesto si inserisce la strumentalizzazione della vicenda dei petardi, sulla quale voglio essere molto chiaro smentendo categoricamente la ricostruzione secondo cui si sarebbe trattato di un’azione organizzata dell’intero movimento».
«È stato un gesto stupido e isolato di una persona, prontamente emarginata e allontanata dagli stessi studenti. Utilizzare questo episodio per screditare un’intera mobilitazione significa cercare un pretesto per non affrontare le ragioni della protesta. La protesta delle studentesse e degli studenti porta avanti idee che assolutamente condivisibili e che, a mio avviso, devono essere incoraggiate affinché possano tradursi in proposte concrete per migliorare le condizioni della scuola, il luogo in cui ragazze e ragazzi trascorrono gran parte del loro tempo».

