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ORBASSANO - Si è svolta oggi, sabato 3 ottobre 2026, la marcia popolare «Fermiamo insieme l'Avigliana-Orbassano». La manifestazione pacifica ha preso il via alle ore 14 in piazza XXV Aprile a Sant'Ambrogio di Torino e si è conclusa in piazza del Popolo ad Avigliana. Migliaia i partecipanti al corteo. Diversi i sindaci e amministratori locali che hanno presenziato all'evento, insieme ai politici regionali e nazionali, come i deputati Chiara Appendino del Movimento 5 Stelle e Marco Grimaldi di Alleanza Verdi e Sinistra.

«Se fosse davvero una linea ferroviaria utile, perché mai dovremmo essere contro? Siamo ecologisti, siamo per i treni, per il trasporto pubblico, per togliere merci dai tir. Ma se siamo qui è perché questo non è un treno. È un binario morto, un pozzo senza fondo di denaro pubblico che servirebbe a ben altro» dichiarano Marco Grimaldi, vicecapogruppo di AVS alla Camera, Alice Ravinale, capogruppo di Avs in Consiglio Regionale Piemonte e Sara Diena, capogruppo di AVS-SE in Comune a Torino.

«Siamo qui oggi perché la linea di collegamento al tunnel Avigliana - Orbassano, il cui progetto è in fase di approvazione, può e deve essere fermata: per gli impatti ambientali devastanti, dagli scavi per 8 km nella collina morenica ai danni sulla falda di acqua potabile che serve per il 10% del bacino Smat, e perché non possiamo permetterci di buttare 3 miliardi di euro, sottraendoli al trasporto pubblico e in primis alle metropolitane di Torino, per 24 km di ferrovia. Senza contare che il progetto servirebbe per collegare il tunnel di base all'interporto di Orbassano, che la Giunta Cirio vuole privatizzare. Dopo 25 anni di studi e 10 di scavo, solo in Francia, il tunnel di base è al 18%: 21,6 km su 118,8 km. L'unica talpa attiva fa 300 metri l'anno invece di 4 km. Le altre 4 sono parcheggiate in Germania dal 2023. La Francia ha già detto che non farà la nuova Lione-Saint Jean prima del 2045. Non c'è nessun corridoio Lisbona-Kiev. È una retorica morta, smentita dagli stessi Stati che dovrebbero costruirlo - aggiungono Grimaldi, Ravinale e Diena, che hanno partecipato alla marcia insieme agli assessori all'ambiente di Rivoli e Collegno in quota Avs, Angelo Tribolo e Roberto Bacchin, i coportavoce provinciali di Europa Verde Erica Bevilacqua e Vito Rosiello, la consigliera regionale Valentina Cera e il consigliere Comunale a Torino Emanuele Busconi - Il costo del solo tunnel, tra studi e opere, è di 16,1 miliardi. Con le tratte nazionali si va oltre i 27. L'Europa in 25 anni ne ha messi 1,9, meno del 12%, e ha già dovuto revocarne i due terzi perché i lavori non esistevano. Italia 37% di copertura, Francia 8%. Non siamo nemmeno al 60% di coperture del solo tunnel: l'opera è finanziariamente inesistente». «Il punto è politico - concludono gli esponenti rossoverdi: - "questa non è mobilità sostenibile. È l'idea novecentesca che spostare merci più velocemente da Rotterdam a Genova salverà l'economia, mentre i pendolari tra Bussoleno e Torino viaggiano su una linea singola dell'800 e i valichi esistenti sono sottoutilizzati, come diceva Legambiente già nel 2006. Se fosse una cura del ferro, la sosterremmo. Così è una cura del cemento. Fermarla non è essere contro il futuro, è l'unico modo per liberare risorse per il vero trasporto ferroviario, per il clima e per il lavoro e su questo continueremo a insistere anche con i nostri alleati».

«Oggi assistiamo all'ennesima e stanca sfilata del partito dei "no a tutto". In piazza è sceso quel "campo largo" che sembra avere come unico vero obiettivo politico la deindustrializzazione e la rovina economica del Piemonte. Sinistra e Cinquestelle, dopo aver provocato una crisi senza precedenti nel settore dell'automotive rincorrendo le follie ideologiche del Green Deal europeo, ora vorrebbero bloccare e penalizzare irreversibilmente anche il nostro settore logistico». È quanto dichiara in una nota Alessandra Binzoni, vice-capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, commentando la manifestazione odierna contro la Torino-Lione. «Ciò che sconcerta di più – prosegue l'esponente di FdI – è l'assoluta ipocrisia che anima questa piazza. Da un lato troviamo i sedicenti ambientalisti, pronti a stracciarsi le vesti per il clima, per poi dire 'no' all'unica grande opera infrastrutturale capace di togliere oltre un milione di tir inquinanti dalle nostre strade per trasferire le merci su treni elettrici e sostenibili. Un vero e proprio cortocircuito logico e politico. Dall'altro lato – sottolinea Binzoni – ecco i Cinquestelle, campioni olimpici di incoerenza. Oggi, comodamente all'opposizione, tornano a sfilare contro l'infrastruttura e a dire no a tutto. Dimenticano, o sperano che gli italiani abbiano dimenticato, che quando sono stati al Governo è stato proprio il loro leader Giuseppe Conte ad ammettere pubblicamente che l'opera andava fatta nell'interesse nazionale, perché bloccarla sarebbe costato molto di più che completarla. Fratelli d'Italia e il centrodestra stanno convintamente dalla parte dello sviluppo, del lavoro e delle infrastrutture. Il Piemonte e l'Italia non possono permettersi di rimanere isolati dai grandi corridoi commerciali europei per assecondare i capricci ideologici di un campo largo sempre più scollegato dalla realtà e dalle reali esigenze del nostro tessuto produttivo».

«La manifestazione di oggi consegna una fotografia chiarissima del cosiddetto campo largo: a dettare la linea sono AVS e Cinquestelle e una parte del PD li segue. Deve essere chiaro: chi vota PD, vota i ‘signori del no’». Lo dichiara Roberto Ravello, vice capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio Regionale. «Non parliamo di sfumature: mentre la posizione ufficiale del PD resta favorevole alla Torino-Lione, suoi amministratori marciano contro la tratta Avigliana-Orbassano insieme ad Appendino, M5S, AVS e al movimento No Tav. È questo il prezzo politico del campo largo: il baricentro si sposta verso le posizioni più radicali e il PD locale finisce per inseguirle pur di tenere insieme la coalizione. La Tav è soltanto la cartina di tornasole di un problema molto più grande: infrastrutture, sviluppo, grandi opere, ogni volta riemerge il partito del No. E la giornata di oggi rende evidente un dato politico: nel campo largo i “signori del No” non sono ai margini, sono parte della coalizione che il centrosinistra sta cercando di costruire. Altro che centrosinistra riformista: quando la sinistra radicale alza la bandiera del No, c’è sempre un pezzo del PD pronto a mettersi in marcia dietro di lei. C’è il concreto pericolo che le opere infrastrutturali necessarie per far crescere e competere il Piemonte finiscano immolate sull’altare del campo largo. Le poltrone, il potere e gli interessi personali sembrano più forti della necessità di dare futuro ai nostri territori e alle nostre Comunità». (foto tratte dalla pagina facebook di Marco Grimaldi)