Domenica 18, all’alba, inizia la stagione di caccia 2022/23, la prima annata venatoria cha cade in piena epidemia di Psa, il virus della peste dei cinghiali, per fortuna, ancora relegata ai boschi tra Ovadese e Liguria, che rischia di espandersi se non saranno sfoltite le popolazioni di cinghiali. La caccia al cinghiale è praticata anche in “selezione”, forma di caccia mirata al singolo esemplare che i cacciatori abilitati possono praticare tutto l’anno. Inoltre, è possibile il “controllo” della specie tutto l’anno dietro denuncia di danni alle colture da parte degli agricoltori. Il controllo può avvenire con il tiro anche notturno da parte di agenti di vigilanza o cacciatori ulteriormente abilitati, oppure con l’utilizzo di gabbie di cattura nei luoghi dove si stanno verificando i danni.

Gli agricoltori chiedono più incisività nella caccia al cinghiale. "Continua a essere insufficiente il numero di esemplari abbattuti nelle diverse forme di caccia e di controllo - spiegano da Coldiretti -, per limitare la diffusione dell’epidemia di Psa e per ridurre drasticamente i danni alle colture agricole, servono 50.000 capi abbattuti su tutto il territorio regionale. In Piemonte, per l’anno in corso siamo appena intorno ai 7.000 esemplari dopo 6 mesi dall’entrata in vigore delle nuove norme regionali per il depopolamento della specie. In provincia di Torino risultano appena 2.000 capi abbattuti nello stesso periodo. Numeri troppo bassi rispetto agli obiettivi".

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