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TORINO SUD - La Polizia di Stato ha arrestato in flagranza, nei giorni scorsi a Torino, un cittadino italiano per furto aggravato in un'abitazione ai danni di una persona anziana. L’operazione, condotta dagli investigatori della Squadra Mobile di Torino, si inserisce nel quadro di una più ampia e mirata attività di contrasto ai reati predatori commessi in danno delle cosiddette «fasce deboli».

L’indagato è stato individuato dagli agenti presso la stazione ferroviaria di Torino Porta Nuova. Insospettiti dal comportamento dell’uomo, che si aggirava con fare sospetto tra gli spazi interni della stazione e nell’area antistante, i poliziotti della Squadra Mobile hanno dato vita a un lungo e complesso pedinamento. L’uomo, salito a bordo di un taxi, è stato seguito dagli investigatori fino a un condominio in corso Unione Sovietica. Il balordo è entrato nello stabile per poi uscire frettolosamente dopo circa venti minuti.

A quel punto il malvivente è stato bloccato dagli operatori di polizia e perquisito. Addosso aveva numerosi monili in oro e orologi del valore stimato di circa 50.000 euro, risultanti sottratti poco prima a un’anziana vittima. La refurtiva, comprendente anche la fede nuziale che la donna indossava fino a pochi istanti prima del furto, è stata integralmente recuperata e restituita alla pensionata. Inoltre, l'indagato aveva alcune immagini digitali, verosimilmente realizzate anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, nelle quali appariva con indosso uniformi riconducibili alle diverse Forze dell’Ordine. Le stesse, tra l’altro di eccellente fattura, erano state utilizzate dall’indagato e dai suoi complici per rendere ancora più credibile la truffa, conquistare la fiducia delle vittime e garantirsi l’ingresso nell’abitazione già precedentemente individuata.

Le indagini hanno consentito di ricostruire una tecnica criminale ben collaudata: i complici dell’indagato, operando a distanza, contattavano telefonicamente la vittima fingendosi appartenenti alle Forze dell’Ordine e prospettando gravi situazioni di emergenza, generalmente legate a familiari (incidenti stradali, arresti o coinvolgimenti in reati). Nel caso specifico, la vittima veniva contattata da un sedicente appartenente alla Guardia di Finanza che, con tono autorevole e talvolta intimidatorio, riferiva di presunti accertamenti in corso relativi al marito della donna e al coinvolgimento dei suoi documenti in attività criminali. Contestualmente, il marito della vittima veniva indotto ad allontanarsi dall’abitazione con il pretesto di recarsi presso una caserma dei Carabinieri per esibire documenti personali e dell’autovettura, mentre la donna, rimasta sola e costantemente tenuta al telefono, veniva convinta a raccogliere tutti i gioielli presenti in casa per consentirne una presunta verifica da parte delle Forze dell’Ordine.

Pochi minuti dopo, l’arrestato si presentava presso l’abitazione qualificandosi come appartenente all’Arma dei Carabinieri. Approfittando dello stato di forte agitazione e vulnerabilità della vittima, riusciva a impossessarsi dei preziosi e a darsi alla fuga, immediatamente interrotta dall’intervento degli investigatori.