NICHELINO - Vandalizzato il murale per Gaza. Nel corso della notte tra lunedì 22 e martedì 23 giugno i soliti ignoti incivili non hanno trovato niente di meglio da fare che danneggiare l'opera con una maxi scritta «Remigrazione» fatta con una bomboletta spray di colore nero. Questa mattina l'amara scoperta di quanto accaduto.
A dare notizia dell'atto di vandalismo è stato l'assessore nichelinese, Fiodor Verzola: «Sia chiaro, non ve ne faccio una colpa. Perché andare a scrivere “remigrazione” su un murale dedicato a Gaza dipinge perfettamente il declino culturale di questo paese, oltre al fatto che chi ha compiuto il gesto non abbia capito nulla di cosa sia la remigrazione stessa, che può anche partire da un sentimento di insicurezza comprensibile, ma scrivere “remigrazione” sul murale di Gaza significa, evidentemente, non aver capito nulla. E io non ce l’ho con voi, davvero. Siete delle vittime. Rappresentate il capolavoro delle classi dominanti dopo oltre quarant’anni di attacco diretto e saccheggio del sistema istruzione in Italia, del depauperamento degli strumenti culturali e dell’erosione di quegli anticorpi che ci permettono di analizzare il mondo nelle sue complessità».
E' una riflessione più ampia e con un retrogusto amaro quella di Verzola: «C’è un grande lavoro da fare, principalmente culturale e senza scendere al livello delle provocazioni e dei provocatori, che non vanno insultati e non vanno dileggiati, perché sono delle vittime del sistema e vanno aiutati per condividere maggiormente il proprio sapere, la propria cultura e i propri strumenti di analisi, per evitare che altre persone vengano lasciate in balia delle bestialità. Nonostante questa cosa mi faccia arrabbiare, vi assicuro che provo compassione ed empatia per voi».
«Perché se davvero riusciste a capire cosa significa la vita a Gaza, non vi sareste permessi di scrivere un’idiozia del genere. Provo pena a pensare a quali esistenze inconsapevoli e inconsistenti conducete mentre il mondo brucia e non ve ne accorgete. Ma di quale remigrazione state parlando? Quanti palestinesi ci sono in Italia? Quanti gazawi ci sono a Torino? Qual è il senso del vostro gesto? La vera battaglia tuttavia è un’altra, quella di fornire opportunità e strumenti per comprendere il mondo, per analizzarlo e per non cadere in balia delle provocazioni più becere. E per questo noi andiamo avanti, ripristineremo il murale, daremo nuovamente voce al sordo grido di dolore di chi sta morendo sotto le bombe».

