La Uilm, sindacato metalmeccanico, lancia l'allarme sul futuro industriale della Faiveley ex Westinghouse di Piossasco, azienda del gruppo americano Wabtec che produce sistemi frenanti per il settore ferroviario e occupa circa 400 lavoratori nello storico stabilimento torinese, attivo dal 1906. L'allerta nasce dopo l'assegnazione delle ultime commesse da parte di Trenitalia, aggiudicate ad aziende estere senza vincoli di salvaguardia per il sistema produttivo italiano.

«Nel 2016 Trenitalia - spiega una nota del sindacato -, ha pubblicato un bando di gara per la produzione di 300 treni, la parte più consistente di un lotto da 450 unità destinate al trasporto regionale, per un totale di 4,5 miliardi di euro. La gara per il primo lotto è stata vinta da Hitachi, che ha commissionato i sistemi frenanti a un'azienda tedesca».

«È paradossale - dicono Dario Basso, segretario generale della Uilm di Torino, e il funzionario Lillo Ventura - che i bandi di Trenitalia, a differenza di quanto succede in Francia e Germania, non prevedano che almeno parte delle produzioni relative alle nuove commesse vengano realizzate in Italia. Se non si riesce a fare lobby nemmeno in un simile contesto, significa che c'è una grave incapacità del sistema politico che rischia di avere pesanti ripercussioni sociali».

Il bando per il secondo lotto di treni è in fase di assegnazione e la Uilm di Torino chiede che, almeno in questo caso, si tengano in considerazione le ricadute produttive e occupazionali delle nuove commesse: «Chiediamo l'intervento delle istituzioni e della politica locale - sottolineano Basso e Ventura - per affrontare un problema che rischia di sfuggire di mano nel giro di pochi anni. In mancanza di nuove commesse, che devono essere garantite da un sistema Paese capace di tutelare le eccellenze industriali nazionali, il futuro dello stabilimento Faiveley di Piossasco e dei 400 lavoratori è certamente a rischio».

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