NICHELINO - Il sindaco di Nichelino, Giampiero Tolardo, ha affidato alla propria pagina social una riflessione sulla delicata vicenda del giornalista Sigfrido Ranucci. Lo stesso Ranucci era stato ospite qualche mese fa della città di Nichelino. Giusto ieri la Rai ha deciso di sollevarlo dalla conduzione di Report, la storica trasmissione di inchieste giornalistiche.
«Sulla vicenda dell'attentato la Magistratura ha individuato in Valter Lavitola il presunto mandante e Lavitola ha ammesso davanti al giudice di essere stato lui a commissionare l'attentato, fornendo però una versione del movente che gli inquirenti hanno giudicato poco credibile - scrive il sindaco - il giudice ha scritto che Ranucci è estraneo ai progetti di Lavitola e che non è emerso alcun elemento per ritenere che fosse d'accordo con lui. Eppure, nel frattempo, è stata costruita una narrazione mediatica che ha finito per mettere la vittima sul banco degli imputati. È questo che mi preoccupa. Non perché Ranucci, come chiunque altro, debba essere considerato immune dagli errori. Nessuno lo è. Nemmeno un giornalista. Ma perché attorno a questa vicenda si è sviluppato un attacco politico e mediatico di proporzioni enormi, capace di insinuare dubbi persino sul carattere dell'attentato e sul ruolo di chi lo avrebbe commissionato, prima ancora che la Magistratura completasse il proprio lavoro, tanto che viene il sospetto che lo stesso Lavitola possa avere un mandante».
Con l'inchiesta comunque ancora in corso, come detto, la Rai ha deciso di sollevare Ranucci dalla conduzione di Report. «Report non è soltanto il suo conduttore. È una redazione, una storia, è il giornalismo d'inchiesta - scrive il sindaco - ma Ranucci ne è stato per anni il volto e una delle principali garanzie di riconoscibilità di quel giornalismo d'inchiesta, appunto, che ha avuto il coraggio di entrare nelle zone più scomode del potere. Per questo faccio fatica a considerare quello che sta accadendo come una semplice scelta editoriale in una Rai completamente monopolizzata nei suoi assetti dalla destra. In un Paese democratico il giornalismo d'inchiesta non dovrebbe essere un bersaglio da colpire quando diventa scomodo. Dovrebbe essere una risorsa da difendere. Perché quando si indebolisce l'informazione libera, non perde soltanto un giornalista. Perde qualcosa ogni cittadino. E allora penso a quel pomeriggio di marzo a Nichelino, a quel teatro pieno e alle tante persone venute ad ascoltarlo. La libertà di informare e di essere informati non si difende soltanto quando è facile farlo. Si difende soprattutto quando qualcuno e alcuni in particolare, provano a farci credere che non sia più così importante».


