L'Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia ha voluto scrivere agli imprenditori torinesi per chiedere di dare un futuro ai lavoratori ex Embraco. "Cari amici - inizia la missiva di Nosiglia -,  desidero aprirvi il mio cuore di pastore di fronte a una situazione come quella della ex Embraco, che non è certo l’unica in crisi occupazionale ma rappresenta un paradigma unico nel suo genere perché da ormai 4 anni 400 operai e loro famiglie soffrono una situazione di abbandono senza avere la prospettiva di uno sbocco che assicuri loro un lavoro. Per questo mi permetto di fare appello alle imprese del nostro territorio e in particolare a quelle che si richiamano alla dottrina sociale della Chiesa e la ritengono un punto di riferimento fondamentale per il loro impegno economico e lavorativo.

In più occasioni, incontrando imprenditori, manager, economisti, mi sono sentito dire che ci sono «regole» dell'economia o del mercato che non si possono infrangere né modificare, e che determinerebbero l'intero ordine mondiale. Ma poi l'esperienza quotidiana mi insegna che le cose non stanno esattamente così. Anzi, le nostre società si caratterizzano proprio per il confronto continuo, e non sempre pacifico, tra certe regole economiche e le spinte della politica, i bisogni delle persone, le idee vecchie e nuove che emergono dalla società.

Per questo, quando sento parlare di regole economiche immutabili, sono a volte un po' diffidente o perplesso. I profeti di queste leggi sembrano tenere in ben scarso conto la complessità dei meccanismi sociali e degli stessi processi economici. Ciascuno di voi potrebbe raccontare di quanto «pesano» fatti e persone che dai modelli e dalle dichiarazioni ufficiali stanno fuori. Penso a certe dichiarazioni sulla concorrenza e il libero mercato e alle azioni che vanno invece nella direzione del monopolio o del cartello che controlla prezzi e prodotti… E poi, quanto pesa la corruzione; quanto influisce sulle decisioni d'impresa la prospettiva di certi profitti immediati anche se magari potrebbero essere poco puliti; quanto la logica del puro «affare» rischia di divenire dominante rispetto ad ogni altra. Sono fatti, tutti, che vediamo fin troppo sovente, nelle cronache e nella vita delle aziende.

Dobbiamo guardare alla realtà così com'è, e tutta intera. Senza nasconderci nulla. È dalla visione d'insieme che possiamo ricavare indicazioni più precise sui nostri comportamenti e sulla nostra coerenza. Per questo sono qui a chiedervi non di infrangere le regole (e tanto meno di usare mezzi illeciti e discutibili), ma di approfondire una riflessione che certamente già vi appartiene. Una riflessione, uno stile che è capace di conciliare la necessità di condurre imprese secondo i criteri dell'economia e del mercato con un quadro di valori in cui c'è posto per quella solidarietà concreta che, per i credenti, non è una beneficenza interessata, di quelle che si possono detrarre dalle tasse, ma è invece la pura e semplice carità.

Il ministero dello Sviluppo Economico nella persona anche del ministro Giorgetti ha più volte detto che se ci fosse qualche impresa che si fa avanti per la ex Embraco sarebbe agevolata da parte del ministero stesso. Ma finora non si sono avute risposte; ed è questo il motivo per cui ho lanciato l’appello alle imprese che hanno una sensibilità religiosa e che potrebbero avere un ruolo attivo nell'assorbire una parte del personale ex Embraco.

Mi rendo conto che si tratta di una richiesta impegnativa: ma ci troviamo di fronte a una situazione di una enorme gravità. Io credo che, dopo 4 anni di crisi, trattative, sofferenze delle famiglie è necessario che il mondo cattolico si impegni a cercare insieme una soluzione. Quando parliamo di lotta alla povertà, dobbiamo pensare molto concretamente a queste 400 famiglie che stanno scivolando verso la miseria!

Ogni impresa potrebbe impegnarsi in questo: ma sono certo che quelle che vivono il lavoro, e la vita, partendo da una ispirazione cristiana sanno quanto il Vangelo e il Magistero della Chiesa, in primis di papa Francesco, indicano una strada da compiere come obbligo, se si vuole che il Signore sostenga e benedica tali imprese. Oggi i lavoratori della ex Embraco rischiano tutto, e ci interpellano perché operiamo concretamente. Chiedono quella risposta che il Governo non vuole dare, e di cui si assumerà comunque la responsabilità. Gli imprenditori e dirigenti interessati all'appello dell'arcivescovo possono mettersi in contatto con la Pastorale del Lavoro della diocesi".

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