Galleria fotografica

MONCALIERI - La squadra di pallacanestro femminile palestinese ospite a Moncalieri. Nel campo profughi di Shatila, alla periferia di Beirut, il basket è diventato uno spazio di crescita e partecipazione per decine di ragazze. Nato nel 1949 per accogliere i palestinesi in fuga, il campo ospita oggi oltre 25 mila persone in un'area di circa un chilometro quadrato, dove sovraffollamento, infrastrutture carenti e accesso limitato ai servizi essenziali rendono difficile la vita quotidiana.

In questo contesto è nata una squadra femminile di pallacanestro grazie al lavoro della polisportiva Real Palestine Youth F.C., fondata da Captain Majdi, rifugiato palestinese. Per molte ragazze il campo da basket rappresenta un luogo diverso dalla quotidianità del campo profughi: uno spazio di socialità, svago e autodeterminazione che offre la possibilità di mettersi alla prova e di superare gli stereotipi ancora legati alla pratica sportiva femminile. Da questa esperienza è nato anche il progetto Basket Beats Borders. L'iniziativa è stata avviata nel 2017 da alcune associazioni sportive italiane insieme alla Real Palestine Youth F.C., con un obiettivo preciso: permettere alla squadra femminile di uscire dal Libano e partecipare a esperienze sportive internazionali, superando l'isolamento che caratterizza la vita nel campo. Negli anni il progetto si è consolidato, costruendo una rete di relazioni tra l'Italia e la comunità di Shatila.

«Ieri a Moncalieri abbiamo vissuto un incontro che mi ha emozionato molto - ha commentato il sindaco di Moncalieri, Lorenzo Mauro - Abbiamo accolto le ragazze di Basket Beats Borders, un progetto nato a Shatila, il campo profughi alla periferia di Beirut creato nel 1949 per accogliere rifugiate e rifugiati palestinesi. È un luogo segnato da condizioni di vita difficili, dall’esilio e da limiti che, per tante ragazze, rendono meno scontati persino il diritto a praticare sport, a viaggiare, a incontrare coetanee e a immaginare il proprio futuro. Attraverso il basket queste ragazze hanno costruito uno spazio loro: di libertà, di amicizia, di crescita e di autonomia. Essere qui, insieme, ascoltare le loro storie e vedere la loro energia è stato un privilegio. Per me Moncalieri città di pace significa soprattutto questo: non restare indifferenti, aprire le porte, creare occasioni vere di incontro e di conoscenza».

«Grazie alle ragazze per quello che ci hanno trasmesso. Grazie a Majdi, il loro allenatore, per le sue parole e per la kefiah che mi ha donato in segno di amicizia e fratellanza tra i popoli - ha aggiunto il primo cittadino di Moncalieri - Grazie a Stefano Piccionne e a tutte le associazioni che hanno reso possibile questa giornata. Grazie all'Assessore allo Sport Giuseppe Messina e all'Assessora alla Pace Adele Campus. Vorremmo che questo non restasse un episodio: Moncalieri continuerà a lavorare per ospitare e costruire progetti come questo, dove sport, diritti e relazioni umane camminano insieme».