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RIVALTA - Tredici galline e una capra morte. A Cascina Mellano a Rivalta, a quanto sembra da un video postato dalla proprietà, «la cieca burocrazia ha appena mietuto vittime innocenti». Sul profilo dell'azienda agricola è spiegato che «per rigidi cavilli tecnici, è stato imposto alla struttura di rimuovere la tettoia che riparava gli animali. Il risultato? Tredici galline sono morte per il troppo caldo e una capretta ha perso la vita. La piccola capra ha infatti ingerito un telo di plastica, usato come riparo di fortuna in assenza del tetto. Una vera tragedia che un po' di semplice buon senso avrebbe potuto facilmente prevenire ed evitare».

E ancora: «Oggi i bambini del centro estivo si ritrovano a chiedere a gran voce al sindaco Sergio: "Ma è del mestiere questo?". Speriamo che l'ufficio tecnico ascolti questo appello e ponga fine a questa assurda e dolorosa situazione».

Dal Comune respingono al mittente le accuse: «Non corrispondono al vero le accuse che Simona Basta, rappresentante legale di Cascina Mellano, attraverso la pubblicazione di un video su diverse pagine e profili social ha rivolto al sindaco e all’ufficio tecnico della Città di Rivalta, responsabili a suo dire di aver causato la morte di 13 galline e una capretta nella struttura di Cascina Mellano», spiegano dal Comune di Rivalta.

Risponde il sindaco Sergio Muro: «Nel video si fa esplicito riferimento a un supposto mancato permesso da parte dei nostri uffici a rimontare alcune tettoie protettive, verosimilmente utilizzate per il ricovero degli animali. Le coperture precedentemente utilizzate nella struttura sono state rimosse dalla proprietà a seguito dell’avvio del procedimento per abuso edilizio. Simona Basta ha presentato il 12 maggio 2026 una richiesta di permesso di costruire e, visto il vincolo ambientale che interessa la zona in cui sorge il complesso di Cascina Mellano, una richiesta di autorizzazione paesaggistica. La Commissione Locale intercomunale per il Paesaggio e l’ufficio tecnico comunale, una volta visionata la documentazione, hanno richiesto alcune integrazioni a causa di gravi carenze documentali su entrambe le pratiche. Attualmente il procedimento è in attesa del rilascio del parere della Soprintendenza. Solo al termine dei due iter e della presentazione della documentazione richiesta dagli uffici potrà essere rilasciato il regolare permesso di costruire. Ecco perché la responsabilità della morte degli animali non può che ricadere sui conduttori di Cascina Mellano».

Il Comune sottolinea, inoltre, che è stata piuttosto grave (quantomeno incauta) la decisione di far comparire nel video una trentina di minori, bambine e bambini ospiti del centro estivo organizzato dalla struttura, «a cui è stato chiesto di rispondere in coro per attaccare il sindaco e l'ufficio tecnico, strumentalizzando la loro buona fede facendo credere loro che a uccidere gli animali sia stata una negligenza dell’amministrazione comunale».

«Si tratta, come è facile comprendere, di un atto di una gravità inaudita. Anche se sono di spalle, sono identificabili dal contesto, dall'abbigliamento e dalla voce. Per questo il Comune chiederà al Garante della Privacy e all'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza di verificare la correttezza del comportamento della signora Simona Basta. Anche per questo l'amministrazione comunale valuterà se continuano a sussistere i presupposti, non ultimi quelli etici e morali, per confermare l'accreditamento comunale delle attività estive con la struttura».

«Alla luce di quanto dichiarato dalla signora Basta l'amministrazione comunale invierà richiesta di sopralluogo all'Asl e al competente Servizio Veterinario affinché verifichi le condizioni di benessere degli animali ospitati nella Cascina e accerti le reali cause della morte delle 13 galline e della capretta. Invitiamo Cascina Mellano e chiunque abbia a vario titolo pubblicato e condiviso il video sui canali social a rimuoverlo al fine di evitare il diffondersi di notizie false e diffamatorie». Sindaco e dipendenti comunali si riservano comunque la facoltà di adire le vie legali per diffamazione.