RIVALTA - Il capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio Comunale, Massimiliano Rastelli, interviene sulla vicenda che ha portato alla convocazione del Consiglio comunale d'urgenza del 9 giugno 2026, denunciando quella che definisce «una gestione approssimativa che ha prodotto costi aggiuntivi per la collettività».
«Il 3 giugno il Consiglio Comunale era stato convocato con all'ordine del giorno, tra gli altri punti, la terza variazione al Bilancio di previsione 2026-2028 con contestuale aggiornamento del Documento Unico di Programmazione. Tuttavia, il Sindaco è stato costretto a ritirare il provvedimento perché il parere del Collegio dei Revisori dei Conti è stato trasmesso ai consiglieri comunali soltanto poche ore prima dell'inizio della seduta, rendendo impossibile un esame serio e approfondito della documentazione», afferma Rastelli.
«Parliamo di una variazione di bilancio di rilevante importanza. Nessun consigliere può essere chiamato a esprimersi responsabilmente su atti di questa portata ricevendo il parere obbligatorio dei Revisori appena due ore prima dell'inizio del Consiglio Comunale». Secondo il capogruppo di Fratelli d'Italia, il problema non riguarda soltanto il ritardo, ma le conseguenze che esso ha prodotto. «Il giorno successivo il Sindaco ha richiesto la convocazione urgente di un nuovo Consiglio Comunale, il primo d'urgenza dell'intero mandato amministrativo, per discutere sostanzialmente lo stesso identico punto che avrebbe dovuto essere affrontato il 3 giugno. Nella richiesta di convocazione si ricorda che la delibera era stata ritirata, ma non si spiega ai cittadini quale sia stata la vera ragione di quel ritiro».
Rastelli punta quindi il dito contro quelle che ritiene precise responsabilità politiche. «Non siamo di fronte a una fatalità o a un semplice inconveniente burocratico. Siamo di fronte a un grave ritardo organizzativo che ricade interamente sulla macchina amministrativa e sulla guida politica dell'ente. Se gli interventi contenuti nella variazione erano davvero così urgenti, come sostenuto nella richiesta di convocazione straordinaria, allora è ancora più incomprensibile come si sia arrivati impreparati all'appuntamento del 3 giugno».
Il consigliere evidenzia inoltre il costo sostenuto dalla collettività per la nuova convocazione. «Qualcuno ha provato a minimizzare l'accaduto, ma un Consiglio Comunale non è mai a costo zero. La riconvocazione di una seduta comporta gettoni di presenza per i consiglieri comunali, costi organizzativi, utilizzo del personale e spese di funzionamento. Per discutere un punto che era già calendarizzato si è dovuto convocare un nuovo Consiglio Comunale che si è concluso in circa quaranta minuti. Tutto questo ha avuto un costo che poteva e doveva essere evitato».

