Nella classifica delle regioni più "attrezzate" per l'alternanza scuola-lavoro, che coinvolge gli studenti delle ultime tre classi delle scuole superiori, il Piemonte è a metà classifica. Infatti la regione è al decimo posto tra i territori con una maggiore offerta di opportunità per le esperienze degli studenti. Se si prendono in considerazione, però, le sole imprese come soggetti ospitanti, la regione sale alla settima posizione.

A livello provinciale, primeggia Cuneo al 10° posto con 1.101 strutture. A seguire Asti al 29° posto con 302 strutture, Alessandria al 36° posto con 537 strutture, Verbania-Cusio-Ossola al 40° posto con 195 strutture, Vercelli al 62° posto con 147 strutture, Torino al 67° posto con 1.807 strutture subito seguita da Biella al 68° posto con 137 strutture. Chiude la classifica Novara al 74° posto con 283 strutture. Il posizionamento in classifica non dipende dal numero assoluto delle strutture, ma da questo dato rapportato naturalmente al numero dei residenti e degli studenti.

A livello nazionale è il territorio della provincia di Firenze quello più “attrezzato” per l’alternanza scuola-lavoro, a cui fanno seguito Sondrio, Pisa, Trento e Modena. A livello regionale al primo posto si conferma la Toscana, seguita da appunto dal Trentino-Alto Adige, poi dal Veneto.

A passare sotto la lente d’ingrandimento l’alternanza scuola-lavoro, dal 2015 obbligatoria per le ultime tre classi di tutte le scuole superiori e dal 2019 ribattezzata Pcto prima della sosta forzata per la pandemia, è il sindacato datoriale Unsic, con oltre tremila sedi in Italia tra Caa, Caf e sedi di Patronato. In occasione del tavolo tecnico ministeriale del prossimo 26 gennaio sul tema, a cui prenderà parte anche Giampiero Castellotti dell’Unsic, l’organizzazione datoriale ha redatto un dossier ricco di numeri e di proposte.

Le “pagelle” ai territori, che ne evidenziano le difformità, sono frutto principalmente del volume dell’offerta di strutture disponibili ad ospitare gli studenti rispetto al numero di residenti e di studenti. Infatti a fronte delle rilevanti richieste scolastiche costituisce una delle criticità ataviche dell’esperienza proprio l’esiguità dell’offerta, che non include solo “imprese” ma anche enti pubblici e privati, musei, associazioni, sindacati, biblioteche, enti sportivi, ecc. Con un problema in più. “I dati emersi e da noi elaborati possono tenere conto unicamente degli aspetti quantitativi, ma non possono includere gli elementi qualitativi, difficili da individuare anche per l’assenza di monitoraggi istituzionali – precisa Domenico Mamone, presidente dell’Unsic. “Ad esempio, sotto la generica definizione istituzionale di ‘impresa’ si va dalla multinazionale al piccolo bar e ciò potrebbe parzialmente inficiare l’elaborazione finale, per quanto la fotografia della tendenza provinciale e regionale resta comunque affidabile – conclude Mamone.

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