"Il San Luigi è un ottimo ospedale, ma purtroppo deve fare i conti con una struttura non sempre all'altezza ed è un peccato". A parlare è Antonella Brancale, 59 anni, consigliera comunale di Villardora. Da qualche tempo è in cura presso il nosocomio orbassanese e in una lettera aperta ha voluto alzare l'attenzione su alcune criticità. "Ho scelto questa struttura perché ho trovato una equipe medica molto competente e all’avanguardia sia per l’aspetto tecnico (operazione eseguita in robotica). Credo che per interventi del genere, il pubblico dia più garanzie ma, come spesso accade in Italia,  ho riscontrato un livello della struttura pessimo. Innanzitutto, il reparto di chirurgia toracica è vetusto, camere da 3 letti senza il bagno in camera e un servizio unico per tutti i degenti (alla faccia della pulizia e dell’igiene). La cosa incredibile è che non è presente l’aria condizionata, in un reparto dove i ricoverati , per ovvie ragioni, quasi sempre hanno bisogno dell’ossigeno i primi giorni dopo l’operazione e dovrebbero avere un clima confortevole per la corretta ripresa post-operatoria. Poi i serramenti da rifare, insomma mi sono sentita catapultata nel 1970 quando l’ospedale è stato costruito".

E nel resto del San Luigi non mancano altre problematiche: "A parte questo reparto, anche tutto l’ospedale ha parecchie altre criticità: ascensori che non funzionano e che si bloccano, nel secondo padiglione ( dove ero ricoverata) solo un ascensore funzionante su quattro ( un giorno una signora è stata bloccata per più di un’ora)  pavimenti rotti, insomma veramente desolante. Questo mio appello è rivolto alla direzione generale dell’ospedale, all’ASL 3 e alla Regione Piemonte. Abbiamo in Piemonte delle strutture d’eccellenza con dei medici che superano mille volte in competenza  equipe di altre città italiane ed estere, ma purtroppo, non riescono a lavorare al meglio, e poi ci lamentiamo se scappano in altre regioni. Non dimentichiamoci che il San Luigi essendo un polo universitario, prepara ottimi medici che nella maggior parte dei casi sono spinti dopo la laurea a migrare all’estero".